FAVOLA: LA FIGLIA DEL RE

La favola La figlia del re di Luigi Capuana, da leggere ai tuoi bambini e imparare la morale. Le più belle storie e racconti per bambini scritti da Luigi Capuana.

VIDEO FAVOLA
LA FIGLIA DEL RE di LUIGI CAPUANA

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NOTIZIE SULLA VITA DI
LUIGI CAPUANA
Capuana Luigi, novelliere, romanziere, commediografo e critico siciliano (Catania 1839-1915).
Fu il primo scrittore che introdusse in Italia la narrativa veristica e psicologica.
Novelliere efficace, s'ispirò specialmente alla vita del popolo siciliano. Novelle: "Le paesane", "Le appassionate", "Passa l'amore". Notevoli i suoi romanzi: "Giacinta", "Profumo", "La Sfinge", "Il marchese di Roccaverdina".
Diede al teatro buone commedie, di cui alcune in dialetto siciliano e coi "Semiritmi" accennò per primo a liberare la nostra poesia dalla metrica rigorosa; scrisse anche fiabe originali e graziose e libri per l'adolescenza: "C'era una volta", "Scurpiddu", "Cardello".
Insegnò letteratura in istituti superiori a Firenze, Milano, Roma; successe al Rapisardi nella cattedra di lettere italiane all'università di Catania.
Critico autorevole, pubblicò "La scienza della letteratura", "Studi sulla letteratura contemporanea", "Cronache letterarie".


 

FAVOLA LA FIGLIA DEL RE
C'era una volta un Re e una Regina, che avevano una figlia unica, e le volevano più bene che alla pupilla de' loro occhi.
Mandò il Re di Francia per domandarla in sposa.
Il Re e la Regina, che non sapeano staccarsi dalla figliuola, risposero:
- E' ancora bambina.
Un anno dopo, mandò il Re di Spagna.
Quelli si scusarono allo stesso modo:
- E' ancora bambina.
Ma i due regnanti se l'ebbero a male.
Si misero d'accordo e chiamarono un Mago:
- Devi farci un incanto per la figlia del Re, il peggiore incanto che ci sia.
- Fra un mese l'avrete.
Passato il mese, il Mago si presentò:
- Ecco qui.
Regalatele questo anello; quando lo avrà portato in dito per ventiquattr'ore, ne vedrete l'effetto.
Regalarglielo non potevano, perchè s'eran già guastati coi parenti di lei.
Come fare?
- Ci penserò io.
Il Re di Spagna si travestì da gioielliere, e aperse una bottega dirimpetto al palazzo reale.
La Regina volea comprar delle gioie e lo mandò a chiamare.
Quello andò, e in uno scatolino a parte ci avea l'anello.
Dopo che la Regina ebbe comprato parecchie cose, domandò alla figliuola:
- O tu, non vuoi nulla?
- Non c'è niente di bello - rispose la Reginotta.
- Ci ho qui un anello raro; le piacerà.
E il finto gioielliere mostrò l'anello incantato.
- Oh, che bellezza! Oh, che bellezza! Quanto lo fate?
- Reginotta, non ha prezzo, ma prenderò quel che vorrete.
Gli diedero una gran somma e quello andò via.
La Reginotta s'era messo in dito l'anello e lo ammirava ogni momento:
- Oh, che bellezza! Oh, che bellezza!
Ma dopo ventiquattr'ore (era di sera):
- Ahi! Ahi! Ahi!
Accorsero il Re, la Regina, le dame di corte, coi lumi in mano.
- Scostatevi! Scostatevi! Son diventata di stoppa.
Infatti la povera Reginotta avea le carni tutte di stoppa.
Il Re e la Regina erano proprio inconsolabili.
Radunarono il Consiglio della Corona.
- Che cosa poteva farsi?
- Maestà, fate un bando: Chi guarisce la Reginotta sarà genero del Re.
E i banditori partirono per tutto il regno, con tamburi e trombette.
- Chi guarisce la Reginotta sarà genero del Re!
In una città c'era un giovinotto, figlio d'un ciabattino.
Un giorno, vedendo che in casa sua si moriva di fame, disse a suo padre:
- Babbo, datemi la santa benedizione: vo' andare a cercar fortuna pel mondo.
- Il cielo ti benedica, figliuolo mio!
E il giovinotto si mise in viaggio.
Uscito pei campi, in una viottola incontrò una frotta di ragazzi che, urlando, tiravan sassate a un rospo per ammazzarlo.
- Che male vi ha fatto? E' anch'esso creatura di Dio: lasciatelo stare.
Vedendo che quei ragazzacci non smettevano, saltò in mezzo ad essi, diè uno scapaccione a questo, un pugno a quello, e li sbandò: il rospo ebbe agio di ficcarsi in un buco.
Cammina, cammina, il giovinotto incontrò i banditori che, a suon di tamburi e di trombette, andavan gridando:
- Chi guarisce la Reginotta, sarà genero del Re.
- Che male ha la Reginotta?
- E' diventata di stoppa.
Salutò e continuò per la sua strada, finchè non gli annottò in una pianura.
Guardava attorno per vedere di trovar un posto dove riposarsi: si volta, e scorge al suo fianco una bella signora.
Trasalì.
- Non aver paura: sono una Fata, e son venuta per ringraziarti.
- Ringraziarmi di che?
- Tu m'hai salvato la vita.
Il mio destino è questo: di giorno son rospo, di notte son Fata.
Ai tuoi comandi!
- Buona Fata, c'è la Reginotta ch'è diventata di stoppa, e chi la guarisce sarà genero del Re.
Insegnatemi il rimedio: mi basterà.
- Prendi in mano questa spada e vai avanti, vai avanti.
Arriverai in un bosco tutto pieno di serpenti e di animali feroci.
Non lasciarti impaurire: vai sempre avanti, fino al palazzo del Mago.
Quando sarai giunto lì, picchia tre volte al portone...
Insomma gli disse minutamente come dovea fare:
- Se avrai bisogno di me, vieni a trovarmi.
Il giovinotto la ringraziò, e si mise in cammino.
Cammina.
cammina, si trovò dentro il bosco, fra gli animali feroci.
Era uno spavento! Urlavano, digrignavano i denti, spalancavano le bocche; ma quello sempre avanti, senza curarsene.
Finalmente giunse al palazzo del Mago, e picchiò tre volte al portone.
- Temerario, temerario! Che cosa vieni a fare fin qui?
- Se tu sei Mago davvero, devi batterti con me.
Il Mago s'infuriò e venne fuori armato fino ai denti: ma, come gli vide in mano quella spada, urlò:
- Povero me!
E si buttò ginocchioni:
- Salvami almeno la vita!
- Sciogli l'incanto della Reginotta, e avrai salva la vita.
Il Mago trasse di tasca un anello, e gli disse:
- Prendi; va' a metterglielo nel dito mignolo della mano sinistra e l'incanto sarà disfatto.
Il giovanotto, tutto contento, si presenta al Re:
- Maestà, è vero che chi guarisce la Reginotta sarà genero del Re?
- Vero, verissimo.
- Allora son pronto a guarirla.
Chiamaron la Reginotta, e tutti quelli della corte gli s'affollarono attorno; ma le avea appena messo in dito l'anello, che la Reginotta divampò, tutta una fiamma! Fu un urlo.
Nella confusione, il giovanotto potè scappare, e non si fermò finchè non giunse dove gli era apparsa la Fata:
- Fata, dove sei?
- Ai tuoi comandi.
Le narrò la disgrazia.
- Ti sei lasciato canzonare! Tieni questo pugnale e ritorna dal Mago: vedrai che questa volta non si farà beffa di te.
E gli disse minutamente come dovea regolarsi.
Il giovinotto andò subito, e picchiò tre volte al portone.
- Temerario, temerario! Che cosa vieni a fare fin qui?
- Se tu sei Mago davvero, devi batterti con me.
Il Mago s'infuriò e venne fuori, armato fino ai denti.
Ma come gli vide in mano quel pugnale, si buttò ginocchioni:
- Salvami almeno la vita!
- Mago scellerato, ti sei fatto beffa di me! Ora starai lì incatenato, finchè l'incanto non sia rotto.
Lo legò bene, piantò il pugnale in terra, e vi attaccò la catena.
Il Mago non poteva muoversi.
- Sei più potente, lo veggo! Torna dalla Reginotta, cavale di dito l'anello del gioielliere e l'incanto sarà disfatto.
Il giovinotto non avea viso di presentarsi al Re; ma saputo che la Reginotta se l'era cavata con poche scottature, perchè tutti quei della corte aveano spento le fiamme, si fece coraggio e si presentò:
- Maestà, perdonate; la colpa non fu mia; fu del Mago traditore.
Ora è un'altra cosa.
Caviamo di dito alla Reginotta quell'anello del gioielliere, e l'incanto sarà disfatto.
Così fu.
La Reginotta diventò nuovamente di carne, ma pareva un tronco: non avea lingua, nè occhi, nè orecchi; era rovinata dalle fiamme.
E se lui non la guariva intieramente, non potea diventar genero del Re.
Partì e andò in quella pianura dove gli era apparsa la Fata:
- Fata, dove sei?
- Ai tuoi comandi.
Le narrò la disgrazia.
- Ti sei lasciato canzonare!
E gli disse, minutamente, come dovea regolarsi.
Il giovanotto tornò dal Mago:
- Mago scellerato, ti sei fatto beffa di me! Lingua per lingua, occhio per occhio!
- Per carità, lasciami stare! Vai dalle mie sorelle, che stanno un po' più in là.
Devi fare così e così.
Cammina, cammina, arriva in una campagna dove c'era un palazzo simile a quello del Mago.
Picchiò al portone.
- Chi sei? Chi cerchi?
- Cerco Cornino d'oro.
- Capisco: ti manda mio fratello.
Che cosa vuole da me?
- Vuole un pezzettino di panno rosso; gli si è bucato il mantello.
- Che seccatura! Prendi qua.
E gli buttò dalla finestra un pezzettino di panno rosso, tagliato a foggia di lingua.
Andò avanti, e arrivò a piè d'una montagna dove, a mezza costa, c'era un palazzo simile a quello del Mago.
Picchiò al portone.
- Chi sei? Chi cerchi?
- Cerco Manina d'oro.
- Capisco: ti manda mio fratello.
Che cosa vuole da me?
- Vuole due grani di lenti per la minestra.
- Che seccatura! Prendi qua.
E gli buttò dalla finestra due grani di lenti, involtati in un pezzettino di carta.
Andò avanti, e arrivò in una valle, dove c'era un altro palazzo simile a quello del Mago.
Picchiò al portone.
- Chi sei? Chi cerchi?
- Cerco Piedino d'oro.
- Capisco: ti manda mio fratello! Che cosa vuole da me?
- Vuole due lumachine per mangiarsele a cena.
- Che seccatura! Prendi qua.
E gli buttò dalla finestra le lumachine richieste.
Il giovanotto tornò dal Mago:
- Ho portato ogni cosa.
Il Mago gli disse come doveva fare, e il giovanotto stava per andarsene:
- Mi lasci qui incatenato?
- Lo meriteresti, ma ti sciolgo.
Se mi hai ingannato, guai a te!
Il giovane si presentò al palazzo reale e si fece condurre dalla Reginotta.
Le aperse la bocca, vi mise dentro quel pezzettino di panno rosso, e la Reginotta ebbe la lingua.
Ma le prime parole che disse furon contro di lui:
- Miserabile ciabattino! Via di qua! Via di qua!
Il povero giovane rimase confuso:
- Questa è opera del Mago!
Senza curarsene, prese i due semi di lenti, con un po' di saliva glieli applicò sulle pupille spente, e la Reginotta ebbe la vista.
Ma appena lo guardò, si coprì gli occhi colle mani:
- Dio, com'è brutto! Com'è brutto!
Il povero giovane rimase:
- Questa è opera del Mago!
Ma, senza curarsene, prese i gusci delle lumachine che aveva già vuotati, e con un po' di saliva glieli applicò bellamente dov'era il posto degli orecchi: la Reginotta ebbe gli orecchi.
Il giovane si rivolse al Re e disse:
- Maestà, son vostro genero.
Come intese quella voce, la Reginotta cominciò a urlare:
- Mi ha detto: Strega! Mi ha detto: Strega!
Il povero giovane, a questa nuova uscita, sbalordì:
- E' opera del Mago!
- E tornò dalla Fata.
- Fata, dove sei?
- Ai tuoi comandi.
Le narrò la sua disgrazia.
La Fata sorrise e gli domandò:
- Le hai tu tolto di dito l'altro anello del Mago?
- Mi pare di no.
- Vai a vedere; sarà questo.
Come la Reginotta ebbe tolto di dito quell'altro anello, tornò gentile e tranquilla.
Allora il Re le disse:
- Questi è il tuo sposo.
La Reginotta e il giovanotto si abbracciarono alla presenza di tutti, e pochi giorni dopo furono celebrate le nozze.
E furono marito e moglie;
E a lui il frutto e a noi le foglie.


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