FAVOLA: ESEQUIE ALLA LEONESSA

La favola Esequie alla Leonessa di Jean de La Fontaine, da leggere ai tuoi bambini e imparare la morale. Le più belle storie e racconti per bambini scritti da Jean de La Fontaine.

VIDEO FAVOLA
ESEQUIE ALLA LEONESSA di JEAN DE LA FONTAINE

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NOTIZIE SULLA VITA DI
JEAN DE LA FONTAINE
Jean de La Fontaine scrittore e poeta francese nacque a Château-Thierry l'8 luglio del 1621 e morì a Parigi il 13 apriledel 1695, autore di celebri favole con sempre una chiara morale da apprendere.Le sue favole, come quelle più classiche greche e latine, sono popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese.
La Fontaine si presenta come il continuatore di Esopo e Fedro ed il discepolo di Epicuro; ha spesso intenzioni morali e la satira e il contrasto sono fra i suoi metodi preferiti.
La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici.


 

FAVOLA ESEQUIE ALLA LEONESSA
Il giorno che morì la principessa, o Leonessa, accorsero i dolenti a far al re quei mesti complimenti, che sono sul dolor buonamisura nei giorni di sciagura.
Fissato il luogo e il dì, volle il Leone che i suoi ministri attenti sorvegliasser la lunga processione.
Grande il concorso fu.
Dentro la grotta che serve al re Leon di cattedrale, ogni animale, ognun a modo suo piange d'intorno al re.
E questi, è natural, piange per tre.
E' la Corte una casa così fatta dove la gente è trista, è buona, è matta, a seconda che il re vuole o non vuole.
Gente camaleontica che fa la scimmia ad una grande Maestà, mille corpi e una man che fa, che detta, come se l'uom (lo dicono i filosofi) non fosse che una vera macchinetta.
Tornando a noi, dirò che a quel gran duolo il Cervo solo non pigliò gran parte.
La morta, a nominarla come viva, la moglie ed un figliuolo avevagli strozzato, e se nutriva ruggine in petto il Cervo derelitto, era nel suo diritto.
Ma non mancò chi corse poi dal principe a dir che il Cervo s'era fatto gioco perfin del funerale.
La collera d'un principe è fatale, e molto più d'un re come il Leone, lo ha detto Salomone; ma quel Cervo leggeva così poco...
- Brutta bestia dei boschi, - disse il re, - ed osi sghignazzare innanzi a me, mentre si piange e mentre siamo in chiesa? Non io l'insulto tuo vendicherò, ma dai lupi sbranare ti farò a placar l'ombra pia da un vile offesa.
- Prego, ascoltate, o Sire, - il Cervo prese mestamente a dire, - passato è il tempo ormai di piangere e far guai, chè la regal Consorte cinta di fior, dal regno della Morte or or mi apparve e bella, in sua gentil favella e dolce riso: 'Io son beata', disse, 'e vo tra i santi a discorrere santa in paradiso.
Dunque i sospiri cessino ed i pianti.
Mi conforta il dolore universale e il pianto del mio re, ma dico a te che a un'anima beata è festa il funerale' -.
Udito ciò, la Corte ad una voce - Miracolo! - gridava.
- Apoteòsi! - E il Cervo invece di essere squartato di cavalier si meritò la croce.
Se voi lodate ed incensate i grandi, se prima vi parevan schizzinosi, diventan tosto morbidi e graziosi: per quanto grosse le sballate loro digeriran le vostre bombe d'oro.


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