FAVOLA: DEMOCRITO E GLI ABDERITI

La favola Democrito e gli Abderiti di Jean de La Fontaine, da leggere ai tuoi bambini e imparare la morale. Le più belle storie e racconti per bambini scritti da Jean de La Fontaine.

VIDEO FAVOLA
DEMOCRITO E GLI ABDERITI di JEAN DE LA FONTAINE

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NOTIZIE SULLA VITA DI
JEAN DE LA FONTAINE
Jean de La Fontaine scrittore e poeta francese nacque a Château-Thierry l'8 luglio del 1621 e morì a Parigi il 13 apriledel 1695, autore di celebri favole con sempre una chiara morale da apprendere.Le sue favole, come quelle più classiche greche e latine, sono popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese.
La Fontaine si presenta come il continuatore di Esopo e Fedro ed il discepolo di Epicuro; ha spesso intenzioni morali e la satira e il contrasto sono fra i suoi metodi preferiti.
La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici.


 

FAVOLA DEMOCRITO E GLI ABDERITI
Sempre in uggia mi fu l'ingiusto e scempio e temerario giudicar del volgo, che sol da sè piglia misura e legge e le cose di false ombre confonde.
Ben ne fece a' suoi dì l'esperimento d'Epicuro il maestro, a cui non valse l'alto saper.
Pei piccoli saccenti della città, Democrito non parve che un pazzerello...
O dèi, quando s'è visto alcun profeta in mezzo a' suoi? Ma pazzi eran questi Abderiti il dì che un messo mandarono ad Ippocrate, chiedendo con lettere a quel medico divino, che venisse a guarir del dotto amico il malato cervel.
- Vieni e vedrai - dicean gli stolti - vaneggiar la mente di sì grand'uomo dalla nebbia involta dei libri, che saria certo men danno s'ei non sapesse decifrar dei libri manco i cartoni.
Udrai com'egli sogna di un infinito numero di mondi, ch'ei forse vede d'altri pazzerelli come lui popolati.
E ancor discorre d'atomi erranti, poveri fantasmi del suo cervel che danza, e senza il piede metter fuori dell'uscio, egli pretende i cieli misurar, descriver fondo a tutto l'universo e non conosce il poveretto il mal che lo consuma.
Una volta ei sapea nelle contese conciliar le discordie, oggi in se stesso rinchiuso parla sempre ruminando.
Vieni, o divino medico, o non resta altra speranza -.
Ippocrate alla gente non crede troppo, ma a trovar si avvia l'illustre infermo.
Ora vedrete quali incontri giochi spesso la fortuna! Voglio dire che Ippocrate sorprese il dotto pazzerel curvo ed intento all'ombra fresca e d'un ruscello in riva a ricercar per entro ai laberinti d'un cervello ove sede abbia ragione, e dove amor, negli uomini e nei bruti.
Molti grossi volumi accatastati erano in terra, e in suo pensier rapito, Democrito non vide il suo diletto amico che venìa.
Brevi i saluti furono e i complimenti, e si capisce, chè il perder tempo a chi più sa più spiace.
Messi in disparte i frivoli argomenti, cominciaron i due grandi maestri a cercar le cagioni alte del Bene, sull'uom sillogizzando e sullo spirito, parlando cose che il tacere è bello, sì com'era il parlar colà dov'era.
Giudice cieco qui ti mostra il fatto il volgare giudizio.
E scarsa io presto fede a quella sentenza che proclama voce di Dio del popolo la voce.


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