FAVOLA: BARBA-BLU

La favola Barba-blu di Carlo Collodi, da leggere ai tuoi bambini e imparare la morale. Le più belle storie e racconti per bambini scritti da Carlo Collodi.

VIDEO FAVOLA
BARBA-BLU di CARLO COLLODI

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NOTIZIE SULLA VITA DI
CARLO COLLODI
Collodi Carlo, pseudonimo (dal luogo natale della madre presso Pescia) di Carlo Lorenzini, patriota, commediografo e giornalista (Firenze 1826-1890).
Il suo nome è legato soprattutto ai racconti per ragazzi, tra cui ricordiamo "Giannettino" (1876), "Minuzzolo" (1878) e, famosissime, "Le avventure di Pinocchio" (1883). Lo stile semplice e spontaneo, l'intuizione psicologica, la ricchissima fantasia fanno di quest'opera, ancor oggi, il capolavoro della letteratura infantile.
I fanciulli, per la prima volta, sono visti nella loro realtà, con slanci e difetti, e in questo sguardo c'è indulgenza e amore.
Gli stessi messaggi morali, al di là di ogni schema o retorica, si rivolgono alla parte più viva e docile dell'animo infantile, usando, anziché severe ammonizioni e "modelli" ideali, elementi veri ed umani in cui identificarsi e dalle cui esperienze trarre insegnamento e interesse.
In questo appunto consiste il verismo psicologico e la modernità narrativa dell'opera, giustamente considerata rara nel suo genere.
Pinocchio, pur essendo un burattino di legno, è dotato di una vitalità straordinaria; le sue avventure, i suoi desideri,
i suoi sentimenti fanno di lui un personaggio vicino a tutti i ragazzi, sempre ricchi di difetti e di pregi, ma profondamente umani, come sempre umano ci appare, anche nei luoghi creati dalla fantasia, il simpatico Pinocchio.
In questa opera c'è chi ha trovato riflessa una rappresentazione ottimistica dell'Italia della fine dell'Ottocento e chi invece ne ha riscontrata un'acuta, seppur bonaria, critica.


 

FAVOLA BARBA-BLU
C'era una volta un uomo, il quale aveva palazzi e ville principesche, e piatterie d'oro e d'argento, e mobilia di lusso ricamata, e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori.
Ma quest'uomo, per sua disgrazia, aveva la barba blu: e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso, che non c'era donna, ragazza o maritata, che soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe dalla paura.
Fra le sue vicinanti, c'era una gran dama, la quale aveva due figlie, due occhi di sole.
Egli ne chiese una in moglie, lasciando alla madre la scelta di quella delle due che avesse voluto dargli: ma le ragazze non volevano saperne nulla: e se lo palleggiavano dall'una all'altra, non trovando il verso di risolversi a sposare un uomo, che aveva la barba blu.
La cosa poi che più di tutto faceva loro ribrezzo era quella, che quest'uomo aveva sposato diverse donne e di queste non s'era mai potuto sapere che cosa fosse accaduto.
Fatto sta che Barba-blu, tanto per entrare in relazione, le menò, insieme alla madre e a tre o quattro delle loro amiche e in compagnia di alcuni giovinotti del vicinato, in una sua villa, dove si trattennero otto giorni interi.
E lì, fu tutto un metter su passeggiate, partite di caccia e di pesca, balli, festini, merende: nessuno trovò il tempo per chiudere un occhio, perchè passavano le nottate a farsi fra loro delle celie: insomma, le cose presero una così buona piega, che la figlia minore finì col persuadersi che il padrone della villa non aveva la barba tanto blu, e che era una persona ammodo e molto perbene.
Tornati di campagna, si fecero le nozze.
In capo a un mese, Barba-blu disse a sua moglie che per un affare di molta importanza era costretto a mettersi in viaggio e a restar fuori almeno sei settimane: che la pregava di stare allegra, durante la sua assenza; che invitasse le sue amiche del cuore, che le menasse in campagna, caso le avesse fatto piacere: in una parola, che trattasse da regina e tenesse dappertutto corte bandita.
'Ecco', le disse, 'le chiavi delle due grandi guardarobe: ecco quella dei piatti d'oro e d'argento, che non vanno in opera tutti i giorni: ecco quella dei miei scrigni, dove tengo i sacchi delle monete: ecco quella degli astucci, dove sono le gioie e i finimenti di pietre preziose: ecco la chiave comune, che serve per aprire tutti i quartieri.
Quanto poi a quest'altra chiavicina qui, è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno.
Padrona di aprir tutto, di andar dappertutto: ma in quanto alla piccola stanzina, vi proibisco d'entrarvi e ve lo proibisco in modo così assoluto, che se vi accadesse per disgrazia di aprirla, potete aspettarvi tutto dalla mia collera.' Ella promette che sarebbe stata attaccata agli ordini: ed egli, dopo averla abbracciata, monta in carrozza, e via per il suo viaggio.
Le vicine e le amiche non aspettarono di essere cercate, per andare dalla sposa novella, tanto si struggevano dalla voglia di vedere tutte le magnificenze del suo palazzo, non essendosi arrisicate di andarci prima, quando c'era sempre il marito, a motivo di quella barba blu, che faceva loro tanta paura.
Ed eccole subito a sgonnellare per le sale, per le camere e per le gallerie, sempre di meraviglia in meraviglia.
Salite di sopra, nelle stanze di guardaroba, andarono in visibilio nel vedere la bellezza e la gran quantità dei parati, dei tappeti, dei letti, delle tavole, dei tavolini da lavoro, e dei grandi specchi, dove uno si poteva mirare dalla punta dei piedi fino ai capelli, e le cui cornici, parte di cristallo e parte d'argento e d'argento dorato, erano la cosa più bella e più sorprendente che si fosse mai veduta.
Esse non rifinivano dal magnificare e dall'invidiare la felicità della loro amica, la quale, invece, non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com'era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno.
E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l'osso del collo.
Arrivata all'uscio della stanzina, si fermò un momento, ripensando alla proibizione del marito, e per la paura dei guai, ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza: ma la tentazione fu così potente, che non ci fu modo di vincerla.
Prese dunque la chiave, e tremando come una foglia aprì l'uscio della stanzina.

Dapprincipio non potè distinguere nulla perchè le finestre erano chiuse: ma a poco a poco cominciò
a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato, dove si riflettevano i corpi di
parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti.
Erano tutte le donne che Barba-blu aveva
sposate, eppoi sgozzate, una dietro l'altra.
Se non morì dalla paura, fu un miracolo: e la chiave della stanzina, che essa aveva ritirato fuori dal
buco della porta, le cascò di mano.
Quando si fu riavuta un poco, raccattò la chiave, richiuse la porticina e salì nella sua camera, per
rimettersi dallo spavento: ma era tanto commossa e agitata, che non trovava la via a pigliar fiato e a
rifare un po' di colore.
Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue, la ripulì due o tre volte:
ma il sangue non voleva andar via.
Ebbe un bel lavarla e un bello strofinarla colla rena e col gesso:
il sangue era sempre lì: perchè la chiave era fatata e non c'era verso di pulirla perbene: quando il
sangue spariva da una parte, rifioriva subito da quell'altra.
Barba-blu tornò dal suo viaggio quella sera stessa, raccontando che per la strada aveva ricevuto
lettere, dove gli dicevano che l'affare, per il quale si era dovuto muovere da casa, era stato bell'e
accomodato e in modo vantaggioso per lui.
La moglie fece tutto quello che potè per dargli ad intendere che era oltremodo contenta del suo
sollecito ritorno.
Il giorno dipoi il marito le richiese le chiavi: ed ella gliele consegnò: ma la sua mano tremava tanto,
che esso potè indovinare senza fatica tutto l'accaduto.
'Come va', diss'egli, 'che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina?'
'Si vede', ella rispose, 'che l'avrò lasciata disopra, sul mio tavolino.'
'Badate bene', disse Barba-blu, 'che la voglio subito.'
Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare, convenne portar la chiave.
Barba-blu, dopo averci
messo sopra gli occhi, domandò alla moglie:
'Come mai su questa chiave c'è del sangue?'.
'Non lo so davvero', rispose la povera donna, più bianca della morte.
'Ah! non lo sapete, eh!', replicò Barba-blu, 'ma lo so ben io! Voi siete voluta entrare nella stanzina.
Ebbene, o signora: voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne,
che avete veduto là dentro.'
Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono, con tutti i segni di un vero
pentimento, dell'aver disubbidito.
Bella e addolorata com'era, avrebbe intenerito un macigno: ma
Barba-blu aveva il cuore più duro del macigno.
'Bisogna morire, signora', diss'egli, 'e subito.'
'Poichè mi tocca a morire', ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto, 'datemi
almeno il tempo di raccomandarmi a Dio.'
'Vi accordo un mezzo quarto d'ora: non un minuto di più', replicò il marito.
Appena rimasta sola, chiamò la sua sorella e le disse:
'Anna', era questo il suo nome, 'Anna, sorella mia, ti prego, sali su in cima alla torre per vedere se
per caso arrivassero i miei fratelli; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi; se li
vedi, fa' loro segno, perchè si affrettino a più non posso'.
La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto:
'Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?'.
'Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia.'
Intanto Barba-blu, con un gran coltellaccio in mano, gridava con quanta ne aveva ne' polmoni:
'Scendi subito! o se no, salgo io'.
'Un altro minuto, per carità' rispondeva la moglie.
E di nuovo si metteva a gridare con voce soffocata:
'Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?'.
'Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia.'
'Spicciati a scendere', urlava Barba-blu, 'o se no salgo io.'
'Eccomi' rispondeva sua moglie; e daccapo a gridare:
'Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?'.
'Vedo' rispose la sorella Anna 'vedo un gran polverone che viene verso questa parte...'
'Sono forse i miei fratelli? '
'Ohimè no, sorella mia: è un branco di montoni.'
'Insomma vuoi scendere, sì o no?', urlava Barba-blu.
'Un'altro momentino' rispondeva la moglie: e tornava a gridare:
'Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?'.
'Vedo' ella rispose 'due cavalieri che vengono in qua: ma sono ancora molto lontani.'
'Sia ringraziato Iddio', aggiunse un minuto dopo, 'sono proprio i nostri fratelli: io faccio loro tutti i
segni che posso, perchè si spiccino e arrivino presto.'
Intanto Barba-blu si messe a gridare così forte, che fece tremare tutta la casa.
La povera donna ebbe
a scendere, e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi:
'Sono inutili i piagnistei', disse Barba-blu, 'bisogna morire'.
Quindi pigliandola con una mano per i capelli, e coll'altra alzando il coltellaccio per aria, era lì lì per
tagliarle la testa.
La povera donna, voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti, gli chiese un ultimo
istante per potersi raccogliere.
'No, no!', gridò l'altro, 'raccomandati subito a Dio!', e alzando il braccio...
In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa, che Barba-blu si arrestò tutt'a un tratto; e
appena aperto, si videro entrare due cavalieri i quali, sfoderata la spada, si gettarono su Barba-blu.
Esso li riconobbe subito per i fratelli di sua moglie, uno dragone e l'altro moschettiere, e per
mettersi in salvo, si dette a fuggire.
Ma i due fratelli lo inseguirono tanto a ridosso, che lo
raggiunsero prima che potesse arrivare sul portico di casa.
E costì colla spada lo passarono da parte
a parte e lo lasciarono morto.
La povera donna era quasi più morta di suo marito, e non aveva fiato
di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli.
E perchè Barba-blu non aveva eredi, la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni: dei quali, ne
dette una parte in dote alla sua sorella Anna, per maritarla con un gentiluomo, col quale da tanto
tempo faceva all'amore: di un'altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli: e il
resto lo tenne per sè, per maritarsi con un fior di galantuomo, che le fece dimenticare tutti i
crepacuori che aveva sofferto con Barba-blu.
Così per tutti gli sposi.


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