FAVOLA: ALLA SIGNORA DI MONTESPAN

La favola alla Signora di Montespan di Jean de La Fontaine, da leggere ai tuoi bambini e imparare la morale. Le più belle storie e racconti per bambini scritti da Jean de La Fontaine.

VIDEO FAVOLA
ALLA SIGNORA DI MONTESPAN di JEAN DE LA FONTAINE

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NOTIZIE SULLA VITA DI
JEAN DE LA FONTAINE
Jean de La Fontaine scrittore e poeta francese nacque a Château-Thierry l'8 luglio del 1621 e morì a Parigi il 13 apriledel 1695, autore di celebri favole con sempre una chiara morale da apprendere.Le sue favole, come quelle più classiche greche e latine, sono popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese.
La Fontaine si presenta come il continuatore di Esopo e Fedro ed il discepolo di Epicuro; ha spesso intenzioni morali e la satira e il contrasto sono fra i suoi metodi preferiti.
La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici.


 

FAVOLA ALLA SIGNORA DI MONTESPAN
È la Favola un dono degli Dèi, o se mortale fu quei che pel primo il bel dono trovò, ben d'un altare egli è degno e dovrìan tutti i mortali a tanto saggio offrir culto divino.
La Favola davver è un dolce incanto, per cui l'anima attenta è fatta schiava del tenue fil, che col racconto i cuori a piacimento e l'intelletto move.
O voi, non meno affascinante, Olimpia, se mai la Musa mia sedette a caso qualche volta alla mensa dei celesti, prego, allietate d'uno sguardo il canto, in cui lieto lo spirito trastulla del vostro amico.
Ove a' miei versi ottenga la protezion dei vostri occhi gentili, non più l'insulto temerò del Tempo, d'ogni altra cosa struggitor perverso.
Solo da voi dovrà qualunque in Francia tiene la penna attender vita e lume.
Da voi, se un raggio ne' miei versi brilla, solo deriva, che maestra e guida a rigo a rigo seguitate il canto del povero poeta.
E quale al mondo può gareggiar con voi nella dottrina delle cose più belle e più gentili?
Parole e sguardi in voi sono una grazia, e ben vorrìa, se non spingesse un altro e lungo tema, in voi fissar la Musa sempre lo sguardo; ma non manca a voi chi più bene di me l'allòr vi cinga.
A me basta che il nome oggi d'Olimpia protegga il mio volume, onde sicuro vada pel mondo e dalla bieca invidia si salvi.
Un libro, a cui concesso è il guardo d'Olimpia, è degno che lo legga il mondo.
Non per me questo imploro alto favore, ma pel ben della Favola, che vanta, come sapete, crediti infiniti da noi.
Se la Bugia m'ottien la grazia di piacervi, o gentil, un alto tempio innalzerò devoto alla Bugia...
Ma forse meglio adoprerò l'ingegno se sol per voi fabbricherò miei templi.


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