Il Porcellino e le Pecore | Esopo | Favole per Bambini

Il Porcellino e le Pecore

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Un giorno un Porcellino dallo spirito piuttosto indipendente sfuggì all’attenzione della sua mamma e girovagò da solo finché venne sera e, non riuscendo più a ritrovare la strada del ritorno, si intrufolò in mezzo a un gregge di pecore che tornavano all’ovile.

A dire la verità si abituò presto a queste nuove compagne; sebbene molto diverse da sua mamma e dai suoi fratelli e sorelle, erano però più quiete, mansuete, i loro belati erano più dolci dei grugniti dei suoi simili e inoltre avevano un mantello lanoso che di notte gli teneva un bel calduccio. Infatti aveva preso l’abitudine di sdraiarsi tra una pecora e l’altra e faceva sogni magnifici.

Ogni mattina osservava il pastore mentre prendeva ora una pecora ora l’altra per mungerle o per tosarle.

— Come sono buffe ora che sono tutte spelacchiate — ridacchiava tra sé il Porcellino; —erano così belle tonde prima!

Un giorno il pastore prese in braccio proprio lui. Non l’avesse mai fatto! Incominciò a dibattersi come un ossesso e nell’agitarsi lanciava strilli acutissimi.

— Esagerato! Ci stai rompendo i timpani — gli gridarono le pecore; — se facessimo così noi ogni volta che veniamo prese, sai tu che cagnara ci sarebbe qui tutto il giorno?

Al che il Porcellino rispose prontamente:

— Fate presto voi a criticare gli altri. Quando il pastore vi prende su lo fa per mungervi o per tosarvi, così lui ottiene latte e lana e poi vi rimette nell’ovile più sane di prima. Per me invece non è la stessa cosa. So benissimo che da vivo non gli servo a nulla… ma quando mi cucinerà allo spiedo, solo allora gli servirò.

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