LA FAVOLA NELLA LETTERATURA: L'infulenza della favola nelle opere letterarie e la sua collocazione specifica. La fiaba nella tradizione letteraria e popolare.

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Significato della favola
Favole sul Natale
Favole natalizie classiche, su Babbo Natale e albero di Natale
Cappuccetto Rosso
Il lupo incontra la nonna
Sebbene il termine favola sia spesso usato in luogo di fiaba, ben precisa è la differenza tra i due generi narrativi, mentre non del tutto chiara resta la distinzione tra la favola e l'apologo, essendo propri dell'una e dell'altro gli intendimenti morali.
Tuttavia è riconosciuta peculiare della favola la tendenza a trattare i suoi soggetti con minore preoccupazione di dimostrare delle verità d'ordine etico.
Si è sempre considerato Esopo il primo autore di favole, ed è certo che le cosiddette favole esopiche furono il primo modello del genere.
Scritte in prosa, con la morale introdotta dalla formula "La favola dimostra che ...", le favole esopiche vennero in buona parte ridotte in versi da Babria nel II sec. d.C.; ma prima di Babria la favola in versi aveva incontrato grande fortuna nella letteratura latina.
Per non dire di quelle molto argute che Orazio introdusse nelle Satire (II, 6: i due topi) e nelle Epistole (I, 7: la volpe entrata nel granaio; I, 10: il cavallo e il cervo), la letteratura latina trovò in Fedro un favolista di gusto raffinatissimo, che fu di modello anche agli autori moderni.
L'opera di Fedro non fu direttamente conosciuta nel medioevo; nondimeno nella ricca produzione favolistica dell'età di mezzo la materia di Fedro venne accolta per vie indirette. Con vari titoli (Romulus, Isopo) si diffusero in latino e in volgare le favole antiche, alle quali altre si aggiunsero di origine orientale.
Ma dalla favola di tipo esopico, che ha per lo più quali personaggi animali in cui sono incarnati vizi e virtù umani, gli uomini del medioevo furono attratti non soltanto per i significati morali, bensì anche per ciò che suggeriva alla loro fantasia quell'epopea degli animali che, nel suo insieme, la favolistica veniva rappresentando.
Un originale risultato della fortuna che la favola godette sia per gli elementi pittoreschi e fantastici sia per i significati morali si ha nel Roman de Renart.
Ma la passione per le favole portò anche a cercare le raccolte orientali.
Nel XIII sec. Giovanni da Capua diede un compendio latino del Pañciatantra, fondandosi su una traduzione araba, e l'intitolò Directorium humanae vitae, alias parabolae antiquorum sapientiae.
Tradotto in castigliano nel 1493 col titolo Exemplario contra los engaños y peligros del mundo, il Directorium ebbe in Italia due rifacimenti nel XVI sec.: la Prima veste dei discorsi degli animali del Firenzuola e la Moral filosofia di Anton Francesco Doni, che, insieme con le amare favole introdotte dall'Ariosto nelle sue Satire, sono le sole prove del genere favolistico nella letteratura del Rinascimento.
Ancora meno la favola attrasse gli scrittori italiani dell'età barocca, mentre in Francia furono numerose le traduzioni e i rifacimenti di favole esopiche e i letterati non interruppero la consuetudine di introdurre favole nelle loro opere, costituendo così una tradizione alla quale fu in parte legato il più geniale favolista di ogni tempo, La Fontaine.
Questi diede successivamente alle stampe tre raccolte di Favole(1668, 1678, 1694), che nell'insieme costituiscono dodici libri. Per la perfezione dello stile, la sensibilità, lo spirito, la varietà di toni e la naturalezza egli non solo superò di gran lunga gli autori di favole suoi contemporanei e imitatori, ma venne a collocarsi degnamente al livello dei sommi poeti francesi del suo tempo.
Sia per influsso di La Fontaine sia per il conto in cui venne allora tenuta ogni manifestazione di arguzia e d'intelligenza, la favola ebbe di nuovo grande successo nel XVIII sec.
Fu anzi quella l'epoca in cui, anche in Italia, essa venne coltivata con impegno e con risultati spesso felici, e molti sono gli autori che meritano di essere menzionati: Giambattista Roberti, Tommaso Crudeli, Gasparo Gozzi, Lorenzo Pignotti, Clemente Bondi, Giovanni Meli, Aurelio Bertola, Luigi Fiacchi, detto il Clasio, Gaetano Perego, Antonio Jerocades, Gian Gherardo De Rossi, Francesco Gritti.
Fu anzi il Settecento l'ultima stagione felice per i favolisti italiani, sebbene neppure nel Novecento siano mancati scrittori che hanno coltivato con intelligenza questo genere: Trilussa, e Pietro Pancrazi, autore dell'Esopo moderno.
Una interpretazione diversa del genere, in chiave attuale e con risentiti intenti moralistici, è data da Il primo libro delle favole di C. E. Gadda (1952).

 
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