Cenerentola | Fratelli Grimm | Favole per Bambini

Cenerentola

Condividi su:
Tempo di lettura: 13 Minuti

C’era una volta un gentiluomo che, rimasto vedovo, in seconde nozze aveva sposato la donna più bisbetica e superba che si fosse mai vista al mondo. Costei aveva due figlie stravaganti come lei, tanto rassomiglianti che pare-vano uscite dal medesimo stampo. Dal canto suo il buon signore aveva una figlia più giovane, carina e buona oltre ogni dire e in questo assomigliava alla sua mamma che era stata la più angelica creatura di questo povero mondo.

Appena celebrato il matrimonio, si scatenò l’inferno in casa. La matrigna diede sfogo al suo pessimo carattere e prese in antipatia quella povera fanciulla, le cui eccellenti qualità rendevano più odiose nel confronto le sue figlie. Quando il padre era lontano non perdeva occasione per affidare alla fanciulla l’incarico di eseguire le faccende più faticose: lavare i piatti, strofinare le scale, dare la segatura nelle camere della Signora Padrona e delle sue Figlie illustrissime… e poi la mandava a dormire in una soffitta cieca, sopra un pagliericcio sudicio; le sorellastre invece avevano le più belle stanze con il pavimento di legno, letti comodi e lussuosi, specchi colossali dove ci si poteva guardare dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. La ragazzina sopportava tutto con rassegnazione, e nemmeno aveva il coraggio di lamentarsene con il padre che l’avrebbe sgridata perché credeva a tutte le bugie che gli diceva la nuova moglie.

Quando aveva finito di fare i servizi, la poverina si ritirava spesso in un cantuccio del focolare e si metteva a sedere sullo zoccolo fra la cenere spenta, tanto che in casa tutti la chiamavano solitamente Cenerentola.

Pur tuttavia Cenerentola, con quei quattro straccetti addosso, era cento volte più bella delle altre due pettegole che giravano per le stanze vestite come delle gran dame.

Un giorno il figlio del Re volle fare a Palazzo una gran festa da ballo e invitò tutte le persone dell’alta società. Anche le nostre due damigelle furono invitate perché in paese erano persone molto in vista. Immaginarsi quanto se ne vantarono, e come si occuparono affannosamente a scegliere gli abiti e le pettinature più vistose e adatte. Tutta fatica in più per la povera Cenerentola, visto che toccava a lei stirare la biancheria delle sorellastre e inamidare i loro polsini ricamati! Non si parlava d’altro che del modo in cui si sarebbero vestite per andare alla festa.

“Io”— diceva la maggiore — “mi metto l’abito di velluto rosso con la guarnizione di ricamo inglese.”

“E io” — saltava su la seconda — “mi metterò il solito vestito: ma con sopra la coda a strascico di broccato a fiori d’oro e la mia stupenda collana di diamanti.”

Mandarono anche a chiamare la pettinatrice di Corte per farsi fare i riccioli a due file ma soprattutto domandarono il parere di Cenerentola. che era intelligente e di buon gusto. E lei non si fece pregare a dare eccellenti consigli, anzi si offrì volentieri per mettere loro i fiori e i gioielli in capo.

Mentre Cenerentola si occupava con tanto amore della loro acconciatura, le due damigelle le domandavano ridendo:

“E tu ci verresti volentieri alla festa da ballo?…”

“Eh!… signorine, volete burlarvi di me” — rispondeva la buona fanciulla — “certe cose, a me, non si addicono!… “

“Dici bene !… Chi sa come tutti riderebbero vedendoti nella sala dei balli!…”

Qualunque altra ragazza, meno lei, avrebbe fatto apposta a pettinarle male, ma lei era buona e tanto dolce, preparò le sorellastre alla perfezione.

Per quasi due giorni non mangiarono un boccone tanto erano fuori di sé dalla gioia… e a forza di stringere il busto per rendere più sottile lavita, ruppero più di dodici stringhe, passarono giornate intere davanti allo specchio.

Finalmente la gran sera arrivò!… Tutte andarono alla festa e Cenerentola tenne loro dietro con gli occhi dalla finestra finché fu possibile vederle. Quando non le vide più… scoppiò in lacrime. La sua madrina, che la trovò così tutta piangente, le domandò:

“Che cos’hai?…”

“O Dio, vorrei… vorrei…”

Ma piangeva e singhiozzava tanto forte, che non poté assoluta-mente finire. La madrina sua, che era una Fata, indovinò come stavano le cose, e le disse:

“Tu vorresti andare alla festa a Corte, eh?”

“Ah! Sì, tanto!…” — rispose Cenerentola sospirando.

“Senti!” — continuò la Fata — “Se tu sarai sempre una brava ragazza, ti ci farò andare io.”

La condusse prima in camera sua e poi disse a Cenerentola:

“Fai una corsa giù in giardino e portami una zucca.”

Detto fatto: Cenerentola si precipitò in giardino, staccò dalla pianta la più bella e la più grossa zucca che riuscì a trovare e la portò alla fata senza però riuscire a indovinare in quale modo quella zucca sarebbe servita a farla andare al ballo. La Fata prese la zucca, la svuotò ben bene lasciando solo la buccia, ci dette sopra un colpettino con la bacchetta… e la zucca si trasformò in una bellissima carrozza tutta dorata. Poi andò a dare un’occhiata ad una trappola che aveva messo dietro un paravento e ci trovò sei bei topolini. La Fata disse a Cenerentola di tenere un po’ alzata la saracinesca della trappola e ogni topino che scappava fuori, lei lo toccava con la bacchetta fatata e quello si mutava subito in un bel destriero; con poca fatica era pronto uno splendido trio a sei magnifici cavalli, di mantello grigio-topo pomellato. Veramente la Fata stava un po’ soprappensiero per il cocchiere…

“Vado a vedere” — disse istintivamente Cenerentola che ci aveva preso proprio gusto —“se c’è qualche altro topo nelle altre trappole. Non se ne potrebbe fare un cocchiere adatto?…”

“Dici bene!” — esclamò la Fata — “Corri subito a vedere.”

In una trappola c’era un bel topone ben pasciuto. La Fata lo trovò perfetto con i suoi lunghi baffoni e con un colpo di bacchetta ne fece un cocchiere stupendo, con un paio di basette da rimanere a bocca aperta a guardarlo.

Poi disse a Cenerentola:

“In una cassetta nell’orto, dietro l’annaffiatoio, troverai sei lucertole, pigliale e portamele.”

Appena le ebbe in mano, le trasformò in sei bellissimi lacché, che in un attimo si sistemarono dietro la carrozza con le loro magnifiche livree tutte gallonate, sicuri e impettiti com’erano sembrava avessero fatto quel mestiere tutta la vita.

A quel punto la Fata si rivolse a Cenerentola:

“Eh! Che ti pare?” — le disse — “Con questa carrozza si può andare a qualunque festa!…”

“Sì” — rispose la ragazza — “ma con questo mio misero vestitino…”

La Fata allungò la solita bacchetta e quegli straccetti furono prontamente cambiati in un meraviglioso vestito di stoffa d’oro e d’argento, con le pietre preziose cucite sopra a migliaia. E per finire un paio di scarpettine di cristallo che erano un prodigio !…

Cenerentola fu così vestita e adornata come una regina, montò in carrozza… ma la Fata le raccomandò caldamente di stare bene attenta a non passare la mezzanotte, perché se fosse rimasta alla festa un solo minuto di più la carrozza sarebbe ritornata una zucca, i cavalli topi, i lacché lucertole, e gli abiti di lusso avrebbero ripreso la loro forma di stracci. Cenerentola promise che prima di mezzanotte sarebbe uscita dalla sala… e partì… non stava più in sé dalla gioia.

Il Figlio del Re fu avvertito dagli ufficiali di Corte che era giunta a Palazzo una gran Principessa di cui nessuno conosceva il nome. Sua Altezza andò immediatamente a riceverla, le dette la mano per aiutarla a scendere dalla carrozza e la condusse, tenendola a braccetto, nel salone dov’erano tutti gli altri invitati. Nella sala si fece un gran silenzio, tutti si fermarono improvvisamente, le danze furono interrotte, i violini non seppero più suonare… tutti restarono meravigliati a contemplare la bellezza sfolgorante di quella misteriosa Principessa. Non si sentiva altro che un mormorio confuso in tutto il palazzo: «quanto è bella, mio Dio, quanto è bella!».

Lo stesso Re Padre, vecchio barbogio com’era, non le levava mai gli occhi di dosso, e ripeteva sottovoce alla Regina che da molti e molti anni non aveva veduto una ragazza così bella! Tutte le dame di Corte sgranavano tanto d’occhi studiando com’era pettinata e vestita, volevano poi insegnare alle cameriere e alle sarte i nuovi modelli di quella splendida figurina, pregando Dio di poter trovare le stoffe altrettanto ricche e delle sarte altrettanto brave !… Il Figlio del Re dette a Ceneren-tola il posto d’onore e le chiese anche di poter fare il primo ballo con lei. E lei ballò, cari miei, con tale eleganza, con tale dolcezza di movenze e di atteggiamenti, che un sussurro unanime di ammirazione echeggiò per tutta la sala.

Furono serviti rinfreschi e dolci d’ogni genere, ma il Principe non li assaggiò neppure, rapito com’era nella contemplazione di quella bellezza.

Cenerentola andò a sedere vicino alle sue sorellastre, fece loro mille e mille gentilezze e offrendo anche una parte degli aranci e dei confetti che il Principe le aveva regalato. Questo le stupì molto perché non la conoscevano affatto. Nel mentre che conversavano assieme, Cenerentola sentì suonare le undici e tre quarti. Subito di punto in bianco fece una gran bella riverenza a tutta la nobile compagnia e uscì dalla sala più in fretta di quando era venuta. Appena rientrata in casa, corse dalla Fata, le raccontò tutto e, dopo averla ringraziata mille volte, le disse che desiderava tanto ritornare al ballo la sera dopo, perché il Principe l’aveva invitata con molta insistenza.

Mentre stava ancora raccontando del meraviglioso incontro con il Principe, le due sorellastre bussarono alla porta e Cenerentola dovette andare ad aprire.

“Oh! Come siete tornate tardi!” – disse loro sbadigliando e stropicciandosi gli occhi e stirando le braccia come se si fosse destata proprio allora. (E si che non aveva avuto davvero voglia di dormire, dal momento che si erano lasciate).

“Se tu fossi venuta alla festa” — le disse una di quelle due petulanti — “non ti saresti annoiata di sicuro, è venuta, Dio sa da dove, una Principessa bellissima, nessuno la conosceva… ma con noi due ha usato ogni sorta di gentilezze e ci ha anche regalato aranci e confetti con squisita cortesia.”

Cenerentola non stava più in sé dalla gioia e domandò se poi non erano riuscite a saperne almeno il nome. Risposero le sorellastre che non si era scoperto nulla circa la Principessa; aggiunsero poi che il Figlio del Re ci perdeva il sonno, l’appetito… e il giudizio e che avrebbe dato di certo qualunque cosa al mondo per sapere chi era quella splendida fanciulla.

Sorrise Cenerentola e disse:

“ma dunque era proprio bella?… Beate voi che l’avete vista!… E io come potrei fare per vederla?… Signorina Genoveffa non mi potrebbe prestare lei il suo vestito giallo di tutti i giorni?…”

Oh! Sicuro… prestare un vestito mio ad una brutta Cenerentola come te!… Fossi pazza!…

Cenerentola si aspettava quel rifiuto e ne fu assai contenta. Se quella bisbetica ‘avesse detto di sì lei si sarebbe trovata in un grande imbarazzo.

La sera dopo le due sorelle ritornarono alla festa e Cenerentola arrivò subito dopo di loro, era vestita ancor meglio della prima volta. Il Figlio del Re non si staccò mai dal suo fianco e le mormorò all’orecchio mille galanterie e mille paroline dolci dolci. La brava ragazza si divertiva tanto, dimenticò del tutto la raccomandazione della Fata e quando sentì suonare il primo colpo di mezzanotte credeva che fossero le undici appena. Se ne ricordò quando stava per scoccare l’ultimo, saltò in piedi e fuggì via leggera e rapida come una gazzella. Il Principe la voleva trattenere e la inseguì anch’egli correndo; ma non la raggiunse… solamente trovò e raccolse una delle scarpettine di cristallo che la bella fanciulla aveva perduto nel fuggire.

Cenerentola arrivò a casa col fiato grosso, scalmanata, stanchissima, senza carrozza, senza lacché, vestita dei suoi poveri cenci… di tutte le sue magnificenze non le era restata che una scarpetta di cristallo… la compagna di quella che aveva perduto per strada.

Al Palazzo del Re furono interrogate le guardie e le sentinelle al portone, a tutti veniva chiesto se avevano veduto andar via una Principessa fatta così e così… Risposero che non avevano visto uscire nessuno, tranne una ragazza vestita piuttosto maluccio, pareva più una contadina che una dama di Corte.

Rientrate in casa anche le due sorelle, Cenerentola chiese loro se si erano divertite e se la bella Principessa era di nuovo venuta. Risposero che effettivamente era venuta, ma a mezzanotte era scappata via così precipitosamente da perdere una scarpettina di cristallo tanto graziosa, il Figlio del Re l’aveva raccolta e per tutta la notte, finché durò la festa, non aveva fatto altro che guardarla; certamente il Principe era innamorato pazzo della bella ragazza che l’aveva perduta.

E dicevano la verità!… Pochi giorni dopo il Figlio di Sua Maestà, Principe ereditario di quegli Stati, fece notificare al popolo, a suon di tromba, che intendeva sposare la fanciulla il cui piede fosse entrato per l’appunto nella scarpettina di cristallo.

La scarpetta fu provata subito alle Principesse, poi alle duchesse, poi alle semplici dame, insomma a tutte le cariche e dignità di Corte… femminili s’intende… ma fu tutto tempo perso, la portarono in giro per tutti i palazzi della città inutilmente, la presentarono anche alle due sorelle, le due smorfiose fecero sforzi titanici per infilarci il piede dentro… ma sì… era come far entrare un elefante in una scatolina!…

Cenerentola che stava lì a guardare, riconobbe la scarpetta e timidamente chiese di poterla provare:

“Lasciatemi vedere se per caso sta bene a me…”

Le due sorellastre dettero in una gran risataccia e cominciarono a canzonarla:

“Sì, giusto a lei!… Passa via in cucina, brutta Cenerentola!…”

Ma l’ufficiale incaricato di far provare la scarpetta aveva guardato Cenerentola e la trovò tanto bella che disse:

“Bisogna che la provi anche lei. L’ordine è perentorio, l’editto comanda che la scarpetta sia provata a tutte le fanciulle del Regno. Dunque ora tocca a lei.”

Fece mettere a sedere Cenerentola, e avvicinando al suo piedino la scarpetta vide che le stava proprio come dipinta!… La meraviglia delle due petulanti fu grande… divenne immensa poi quando Cenerentola tirò fuori di tasca l’altra scarpettina di cristallo e se la mise tranquillamente all’altro piede.

Il colpo di grazia fu quando arrivò la Fata, toccò con la punta della bacchetta il vestituccio di Cenerentola e lo fece diventare un abito di gala, più ricco e abbagliante d’oro e di gemme dei primi due !…

Allora le due sorellastre riconobbero in lei la bellissima fanciulla che avevano veduto alla festa da ballo, si gettarono ginocchioni ai suoi piedi per domandarle perdono di tutti i maltrattamenti che le avevano fatto patire. Cenerentola, sempre buona e generosa, le rialzò, le abbracciò, disse loro che le perdonava con tutto il cuore e che si raccomandava perché le volessero sempre bene.

Poi tutta vestita in gran gala fu condotta subito presso il Principe, lui la trovo ancora più bella delle sere prima e in meno d’una settimana la fece sua sposa.

Cenerentola non volle nemmeno allora smentire la sua grandissima bontà, volle con sé le due sorelle al Palazzo, e il giorno medesimo le volle vedere fidanzate a due grandi dignitari della Corte Reale.

Condividi su: