BIOGRAFIA DI FEDRO: Informazioni sulla vita, con descrizioni delle sue opere letterarie. La storia, la vita le opere del grande scrittore favolista latino.

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Significato della favola
Favole sul Natale
Favole natalizie classiche, su Babbo Natale e albero di Natale
Favole con animali di Fedro
Fedro Caio Giulio, fu un favolista latino nato nella Macedonia intorno al 15 a.C. e morto nel 50 circa d.C.
Secondo le scarse notizie tratte dalla sua opera, schiavo nativo della Macedonia emigrò a Roma, dove ebbe una buona educazione e divenne liberto di Augusto; sotto Tiberio subì un processo per presunte allusioni offensive alla persona di Seiano, ma ne uscì certamente senza danno perché continuò a scrivere fino al tempo di Claudio.
Della sua copiosa produzione sono rimasti cinque libri di favole in senari giambici (con un prologo ciascuno e rispettivamente contenenti trentuno, otto, diciannove, venticinque, dieci favole) derivati da una raccolta di ampiezza maggiore, trentadue favole pure in senari, tramandate da un manoscritto dell'umanista Perotto, e una quarantina di favole volte in prosa e sparse in florilegi medievali.
L'ambizione di Fedro fu di arricchire l'ormai fiorente letteratura latina di un genere che le mancava, quello della favola.
Preso come modello Esopo, dapprima lo seguì da vicino, poi ne ampliò la materia, quindi se ne distaccò apertamente, trattando motivi nuovi, non esclusi quelli aventi come protagonisti le piante e personaggi storici e usando il termine "esopiano" per indicare il carattere favolistico dell'argomento svolto e non la sua derivazione.
Tutto rivolto alla brevità di espressione, che non sempre si risolve in chiarezza di pensiero, e preoccupato dell'allegoria e della moralità, manca spesso di freschezza e di immediatezza e più di una volta l'ammonimento conclusivo male si accorda con il fatterello esposto.
Abbastanza viva, invece, in lui, anche se celata dalla prudenza, la voce accorata degli umili contro i potenti e la critica ironica della società contemporanea.
Fedro non ebbe fortuna né in vita né dopo la morte: tra gli antichi ne fecero menzione solo Marziale e Aviano e nel medioevo il suo nome scomparve, mentre la sua opera si dissolveva in parecchie raccolte anonime.
Solo nel 1596 un umanista francese, Pierre Pithou, lo riportò alla luce pubblicando a Troyes un manoscritto delle sue favole del IX sec. e restituendogli nella storia della favola l'importante posto che gli spetta.


 
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